Violenza sulle donne

Perché la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

La violenza sulle donne è una delle principali violazioni dei diritti umani, perpetrata dagli uomini ai danni delle donne e per questo chiamata “violenza di genere”. In alcune società tale forma di violenza è perpetrata dalla comunità di appartenenza, che legittima pratiche lesive ai danni delle donne come pratica sociale a cui le donne stesse si sottomettono. Nella società occidentale la violenza contro le donne si manifesta soprattutto come violenza domestica, esercitata nell’ambito familiare o nella cerchia di conoscenti, attraverso minacce, maltrattamenti fisici e psicologici, atteggiamenti persecutori, percosse, abusi sessuali e delitti d’onore. La violenza sulle donne si manifesta anche nei luoghi di lavoro, attraverso molestie e abusi sessuali, stupri e ricatti sessuali. Il fenomeno, tuttavia, si ritrova in molteplici forme, anche sfumate, assumendo una dimensione più estesa di quanto comunemente si pensi.

Secondo l’ISTAT (2015), in Italia sono 6.788.000 le donne che tra i 16 e i 70 anni hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza di genere. Di queste, 3.466.000 hanno subito stalking nel corso della propria vita. Secondo l’EURES (2015) tra il 2005 e il 2014 sono state 1.145 le donne uccise da un parente o all’interno di una relazione di coppia (il 71,4% dei 1.603 femminicidi totali), con una media di 115 donne l’anno, equivalente a una donna uccisa ogni 3 giorni.

Riconoscere la violenza sulle donne

La violenza in ambito domestico è molto diffusa ma allo stesso tempo è la forma più taciuta, nonché la più difficile da riconoscere da parte della vittima stessa e dei suoi conoscenti. Per la donna vittima di violenza, le implicazioni affettive ed emotive che caratterizzano il rapporto di coppia e i rapporti familiari rendono complicato riconoscere di essere vittima di violenza e quindi cercare aiuto. A causa della violenza psicologica subita e del totale isolamento, a cui il partner violento la obbliga, una donna vittima di violenza percepisce la realtà che la circonda come una realtà distorta, nella quale spesso si registra un totale capovolgimento delle responsabilità (di chi è la colpa) e dei ruoli (chi è la vittima e chi è il persecutore). La mancanza di un confronto con l’esterno non fa altro che incrementare i sensi di colpa e la vergogna per ciò che sta accadendo, fino alla completa convinzione di esserne la causa e di meritare tali maltrattamenti. Per tali motivi molte donne preferiscono mantenere il più totale riserbo sulla loro situazione, prolungando il periodo di soprusi e violenze.

Secondo la Convenzione di Istanbul, la violenza di genere comprende “tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata”. Le forme di violenza sulla donna possono pertanto essere sintetizzate nel modo seguente:

  • Violenza fisica. Ogni atto volto a fare del male o a terrorizzare la vittima, che può causarle una o più lesioni (lanciare oggetti, schiaffi, pugni, calci, soffocamento, minacciare o usare armi da fuoco o da taglio).
  • Violenza sessuale. Ogni forma di coinvolgimento in attività sessuali indesiderate, ottenute contro volontà o con minaccia che siano lesivi della dignità della vittima (costrizione ad avere rapporti sessuali con terzi, visione di materiale pornografico, prostituzione).
  • Violenza psicologica. Ogni offesa, insulto, umiliazione o mortificazione volto ad intimidire, perseguitare e denigrare la vittima minandone l’autostima (controllo e gestione della vita quotidiana, minacce, svalutazione).
  • Violenza economica. Ogni forma di privazione o controllo che limiti l’accesso all’indipendenza economica della vittima (limitare o negare l’accesso alle finanze familiari, appropriarsi dei risparmi o dei guadagni della donna).
  • Stalking. L’insieme di atti persecutori, ripetuti e intrusivi (minacce, pedinamenti, molestie, telefonate o attenzioni indesiderate) che creano gravi stati d’ansia o di paura per l’incolumità della vittima, tali da comportare un drastico cambiamento nelle sue abitudini di vita.

A chi può rivolgersi una donna vittima di violenza

Spesso l’isolamento e l’indifferenza che circonda questo fenomeno non fa altro che alimentare il timore della donna di essere colpevolizzata e di non essere creduta. A tutto ciò si aggiunge poi la mancanza di riferimenti su che cosa fare e a chi rivolgersi per trovare un aiuto. Il percorso di uscita dalla violenza è un percorso difficile ma percorribile con l’aiuto delle persone competenti e rivolgendosi agli Enti preposti.

  • Centri antiviolenza: sono centri nei quali lavorano donne pronte a sostenere le vittime e ad aiutarle ad uscire dal tunnel della violenza. Offrono sostegno psicologico e consulenza legale gratuita.
  • Numero di pubblica utilità 1522: è il numero verde del Dipartimento per le Pari Opportunità. Le operatrici telefoniche forniscono una prima risposta ai bisogni delle vittime di violenza di genere.
  • Numeri unico di emergenza 112: in caso di pericolo è categorico chiamare le Forze dell’Ordine. Se non si è in grado di chiamare le Forze dell’Ordine è possibile delegare il compito a un’altra persona.
  • Pronto Soccorso: in caso di ferite o lesioni derivate da un’aggressione fisica, è importante recarsi al Pronto Soccorso e farsi rilasciare un referto dal medico di turno. In alternativa è possibile farsi rilasciare un certificato dal proprio medico di fiducia.

Conclusioni

La parità fra uomini e donne potrebbe sembrare un dato assodato, la base di partenza per una società più libera e giusta nella quali i diritti di tutti vengono rispettati. La realtà, invece, è ben diversa: morire per mano di un uomo che si conosce, si ama e con cui si convive, è la prima causa di morte per le donne in Italia e nel mondo. Il fenomeno della violenza sulle donne e quello della violenza intra familiare origina da un retaggio culturale che vede la donna inferiore e sottomessa all’uomo. Per promuovere un cambiamento culturale e contrastare la violenza sulle donne è importante fare una corretta informazione sull’entità effettiva del fenomeno e sulle modalità con le quali può manifestarsi.

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