Age Management in Azienda, persone di diverse età in ufficio

La Salute Mentale come Sfida all’Age Management

L’età è una misura temporale che caratterizza ognuno di noi e può essere utilizzata per classificare gli individui in generazioni e delineare la fase di vita che stanno attraversando.

Questa influisce profondamente su diverse dinamiche personali ma anche organizzative, come la produttività, la soddisfazione lavorativa e le relazioni.

In un’epoca in cui la longevità è in aumento e la diversità generazionale è sempre più evidente, è possibile prendersi cura del benessere mentale in modo inclusivo per tutte le età?

In questo articolo, rifletteremo su come promuovere la salute mentale in un ambiente organizzativo eterogeneo, proponendo una strategia flessibile e orientata a supportare il benessere di tutti i collaboratori di tutte le età.

Benessere e generazioni: approcci differenti?

Oggi, nelle organizzazioni, il tema del benessere e della salute mentale non è più trascurabile e riguarda tutti.

Le diverse generazioni, tuttavia, possono avere sensibilità e approcci differenti al benessere psicologico e questo rappresenta una sfida per l’Age management.

Ognuno di noi, infatti, ha vissuto eventi che possono avere plasmato idee sulla salute mentale aumentando o indebolendo lo stigma, portando a riflettere in maniera diversa sui propri bisogni e sul proprio equilibrio vita-lavoro e in generale ad avere sensibilità diverse sul chiedere e prestare aiuto.

Quali sono le tendenze delle diverse generazioni sulla salute mentale?

I Baby Boomers, cresciuti per essere perseveranti ed efficienti, presentano elevati livelli di stigma sulla salute mentale. Per loro, il lavoro è spesso messo al primo posto. Questo li porta a mantenere riservate le proprie difficoltà e a credere di poterle gestire in autonomia.

Anche la Generazione X mette la salute mentale in secondo piano rispetto alla carriera e al benessere fisico. Tuttavia, diversamente dalla generazione precedente, sembrerebbe ricercare maggior flessibilità ed equità finanziaria sul luogo di lavoro.

I Millennials invece, soprannominati la generazione “ansiosa”, risultano avere livelli più alti di malessere psicologico e forse per questo sono più aperti a discutere dei propri problemi, anche se lo stigma sulla salute mentale persiste. L’equilibrio tra lavoro e vita privata è spesso messo in discussione dalla necessità di guadagnare per far fronte a difficoltà finanziarie, ma il lavoro viene visto anche come opportunità per fornire un contributo sociale positivo.

Infine, la Generazione Z risulterebbe la più aperta a discutere della propria salute mentale e chiedere aiuto. La Gen Z esige infatti un ambiente di lavoro equo e sostenibile dove al centro vi deve essere il benessere dei lavoratori.

È bene ricordare che ogni individuo, indipendentemente dalla propria generazione, è unico e non deve essere soggetto a generalizzazioni e stereotipi; tuttavia, queste caratteristiche comuni alle diverse fasce d’età permettono di comprendere e abbracciare la complessità nel mondo organizzativo di oggi, luogo in cui una pluralità di visioni differenti devono convivere e dialogare.

Age Management nelle aziende: una dimensione chiave

Viviamo nell’epoca della longevità, dove la coesistenza di diverse generazioni nelle organizzazioni presenta sfide uniche nella gestione di collaboratori e collaboratrici con valori, aspirazioni e approcci lavorativi differenti.

Affrontare e prevenire le difficoltà legate alla convivenza intergenerazionale, come la presenza di discriminazione e conflitti, è fondamentale per promuovere un clima organizzativo positivo e salvaguardare il benessere dei dipendenti.

In questo scenario, l’age management assume un ruolo chiave nell’inclusione e valorizzazione delle diverse generazioni sul luogo di lavoro.

Attraverso interventi e iniziative mirate, l’Age Management mira a valorizzare, riconoscere e utilizzare le competenze di ogni lavoratore, indipendentemente dall’età anagrafica.

Non si tratta solo di una serie di interventi e iniziative occasionali, ma di un vero e proprio cambio di mentalità che integri strategie di intervento per la promozione di una cultura rispettosa e inclusiva ogni giorno.

L’importanza dell’Age Management nel contesto aziendale è da tempo evidente e supportata dalla letteratura (Belelieu & Nazeri, 2020; Gerhardt, Nachemson-Ekwall & Fogel, 2022).

È infatti dimostrato che un approccio HRM sensibile all’età favorisce un aumento della produttività, della motivazione e dell’engagement, oltre ad una maggiore soddisfazione lavorativa e a minori tassi di assenteismo.

L’Age Management quindi, non solo colma il divario generazionale focalizzandosi sulla work ability, ma diventa uno strumento strategico per creare una cultura aziendale che valorizzi l’individualità di ciascun membro del team e favorisca così un ambiente inclusivo.

Facilitare il Benessere Multigenerazionale: tre iniziative per costruire una base comune

Sebbene ogni generazione possa avere una visione diversa della salute mentale e del modo in cui si dovrebbe affrontare, è possibile promuovere alcune iniziative rivolte ad ogni generazione.

Quali sono?

1. Aumentare l’alfabetizzazione sulla Salute Mentale e garantire supporto psicologico individuale: attraverso programmi di formazione e apprendimento rivolti alla popolazione, è possibile sensibilizzare e promuovere la salute mentale costruendo una base comune per tutti e inclusiva. Inoltre, grazie a sportelli di supporto psicologico, si può intervenire e fornire supporto al singolo in modo personalizzato, adattando la modalità e gli stili comunicativi alle diverse esigenze.


2. Progetti di formazione sull’intergenerazionalità e reciprocal mentoring: implementare programmi che favoriscano l’interazione e lo scambio di conoscenze tra diverse generazioni all’interno dell’azienda è fondamentale per promuovere un ambiente inclusivo e dinamico. Il reciprocal mentoring, in particolare, offre l’opportunità unica per le diverse generazioni di collaborare e imparare l’una dall’altra, favorendo lo sviluppo professionale e personale di tutti.


3. Supportare il benessere fisico promuovendo uno stile di vita sano: salute fisica e mentale sono strettamente collegate ed è importante fornire supporto a tutte le età per mantenere uno stile di vita salutare attraverso iniziative come la consulenza nutrizionale, abbonamenti o sconti per la palestra, divulgazione e informazioni su come promuovere un invecchiamento attivo.

In conclusione

Oggi, nelle organizzazioni convivono più di quattro generazioni differenti e questo mette al centro l’importante tema dell’intergenerazionalità.

Affrontare le sfide della diversità generazionale, non solo può migliore la produttività ma contribuisce anche a creare un ambiente di lavoro inclusivo attrattivo e stimolante.

Per promuovere il benessere di tutti, è fondamentale conoscere, riflettere e agire sulle diverse esigenze e concezioni che possono riguardare i lavoratori di generazioni differenti e l’interazione tra di essi.

Un buon primo passo è costruire una base comune che garantisca un supporto per il benessere fisico, psicologico e sociale di tutti i lavoratori.

Anche se l’età può essere un fattore utile per orientarsi, quando si tratta di salute mentale i bisogni e le caratteristiche degli individui non possono essere incasellati. Per questo, la gestione efficace della salute mentale in un contesto aziendale eterogeneo richiede un approccio olistico e personalizzato.

Risorse:

Belelieu, A., & Nazeri, H. (2020) “How a multi-generational workforce is key to economic growth”. World Economic Forum.

Gerhardt, M.W., Nachemson-Ekwall J. ,& Fogel B. (2022) “Harnessing the Power of Age Diversity”. Harvard Business Review. 

Martina Cassani, Psicologa Consulente, StimulusMartina Cassani,
Psicologa, Psicoterapeuta, Senior Consultant
Stimulus Italia