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95 milioni al giorno, 4 milioni all’ora, 66 mila al minuto, più di 1000 al secondo: questi sono i numeri delle immagini caricate su Instagram secondo i dati comunicati dal social network a nove anni dal lancio. 

È un dato dal quale vogliamo prendere spunto per iniziare a riflettere sulla diffusione della tecnologia digitale e, di conseguenza, a pensare a quale può essere un uso sano di Internet e dei social. 

In questo articolo analizzeremo l’impatto della tecnologia digitale sulla psicologia e sulla salute delle persone.

Una rivoluzione che ha cambiato la nostra vita

Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito all’incredibile sviluppo della tecnologia digitale.

Grazie ad essa, siamo in grado di pianificare e svolgere le nostre attività quotidiane in un modo che, un tempo, sarebbe stato impensabile con l’aiuto di un solo PC. 

Oggi, infatti, grazie allo sviluppo di Internet, dei dispositivi portatili e dei servizi online, ogni nostra azione è resa più efficiente al punto da facilitare enormemente la nostra vita.

Inoltre, la tecnologia digitale ci consente di comunicare in tempo reale e in qualsiasi momento con chiunque nel mondo, superando ogni tipo di distanza fisica.

Infine, il digitale ha cambiato il modo di fare business delle grandi aziende grazie allo sviluppo dei social network, i quali hanno anche permesso l’emergere di nuove professioni legate alla fruizione di contenuti online da parte degli utenti.

Se, da un lato, la tecnologia digitale ha cambiato in meglio la nostra vita, dall’altro lato l’ha resa più complicata. 

Infatti, passiamo gran parte della nostra giornata con uno smartphone in mano tra chiamate, chat, social network, mail e notifiche. 

Tutto questo, alla lunga, porta ad una condizione riferita da molti utenti e nota agli esperti come “stress digitale”. 

Questa condizione comporta un aumento delle frustrazioni quotidiane dovute, principalmente, alla dipendenza delle nostre azioni dal messo digitale. 

La dipendenza digitale si esprime in due modi: 

  • da un lato, come tendenza a far gestire i nostri ritmi quotidiani dal mezzo digitale (per esempio, quando arriva un’e-mail o un messaggio, noi siamo portati immediatamente a leggerlo); 
  • dall’altro, come difficoltà a “staccare” dall’uso del digitale, ossia la tendenza a protrarre nel tempo attività che dovrebbero, al contrario, essere circoscritte in precisi archi temporali (per esempio, leggere le e-mail del lavoro prima di andare a dormire).

Riconoscere gli effetti del digitale sulla salute psicofisica: tre semplici indizi

Gestire il mondo digitale è difficile. 

In primo luogo, perché non c’è una conseguenza sulla salute uguale per tutti gli individui, pertanto la capacità di “fermarsi” dipende molto dalla capacità del soggetto di riconoscere su di sé gli effetti negativi dell’uso del digitale. 

In secondo luogo, la tecnologia digitale può avere effetti diametralmente opposti a seconda del tipo di utilizzo: può peggiorare la nostra salute se usata in modo scorretto, mentre può migliorarla se usata in modo corretto. 

Questo punto rende questo tema più complesso rispetto ad altri temi legati alla salute, come la cessazione del fumo. 

Infatti, un conto è prendere le distanze da qualcosa che fa male anche in piccole quantità, come il fumo di sigaretta; un conto è prendere le distanze da qualcosa che ha una capacità di facilitazione della vita quotidiana altissima ed è in grado di migliorare la nostra produttività (oltre che apportare stimoli e divertimento). 

Nel primo caso, con la giusta motivazione si può smettere per sempre di fumare; nel secondo caso, occorre capire qual è il proprio limite e darsi delle regole per mantenere un rapporto sano con il mezzo digitale. 

Se sappiamo riconoscere il nostro limite, dalla tecnologia digitale avremo solo che vantaggi; se non lo sappiamo riconoscere, andremo incontro a spiacevoli disagi (tutti transitori, ma certamente non piacevoli). 

Tra questi citiamo:

  • Sovrastimolazione sensoriale
  • Alterazione del tempo e dello spazio
  • Alterazione del ritmo attività/riposo
  • Riduzione dell’attenzione e della produttività
  • Riduzione del rendimento scolastico e/o lavorativo
  • Diminuzione dell’interesse verso le relazioni

Per capire se stiamo superando il nostro limite, possiamo seguire tre semplici indizi in ordine progressivo di “gravità”:

  1. Svolgere le nostre “attività digitali” inizia a non procurare più quella sensazione di benessere a cui eravamo abituati; “fare di più” o cercare stimoli digitali differenti non cambia la nostra situazione in meglio
  2. Svolgere le “attività digitali” inizia a procurare disagio: per esempio, frustrazioni, stress, manie di perfezionismo, problemi interpersonali legati a continue distrazioni, insoddisfazione generale verso il mezzo digitale
  3. Siamo talmente immersi da non riuscire a mettere in pausa le nostre “attività digitali”, anche se sono fonte di grande stress e ci procurano disagio

L’impatto psicologico della tecnologia digitale

Molte persone ritengono che la dipendenza dal digitale sia un fatto scontato, ossia una conseguenza naturale dell’essere diventato parte delle nostre abitudini quotidiane, ma questa opinione non trova un riscontro da parte dei professionisti della salute che da anni studiano il fenomeno. 

Infatti, dietro l’apparente necessità di usare il mezzo digitale “per vivere e lavorare”, si cela in realtà il bisogno di avere tutto sotto controllo, di parlare con tutti, di essere sempre aggiornati, di cercare stimoli continui.

Per comprendere questo punto, bisogna partire dalla base e capire che cos’ha di particolare la tecnologia digitale che ci attrae in questo modo e a volte rischia di intrappolarci.

  1. Enorme quantità di informazioni accessibili. Grazie al digitale, il nostro sistema mente-corpo può collegarsi ad una risorsa esterna di informazioni e diventare un tutt’uno con essa. A livello concreto, noi non possediamo tutte quelle informazioni nei nostri circuiti neurali, tuttavia possediamo la capacità di attingere ad esse a seconda delle nostre necessità. L’acquisizione di questa competenza non è solo un fatto di “comodità”, ma equivale a un vero e proprio salto evolutivo che ci permette di aumentare le nostre possibilità di azione.
  2. Immediatezza della comunicazione. Grazie al digitale, il nostro sistema mente-corpo impara a scambiare informazioni con gli altri in qualsiasi momento e a prescindere dalla distanza fisica che intercorre con essi. Per questo motivo, i nostri schemi comunicativi innati, che per loro natura si attivano in presenza di altre persone, diventano capaci di attivarsi anche in assenza del contatto fisico, determinando un salto evolutivo anche sul piano delle relazioni sociali.
  3. Presenza di ricompense (gratificazioni). Grazie ai servizi online presenti sui canali digitali, gratuiti o a pagamento, siamo in grado di fruire in qualsiasi momento di stimoli ricreativi: post sui social network, video divertenti, notizie dell’ultim’ora, gossip, ecc. A livello psicologico, si instaura l’abitudine di cercare distrazioni più spesso nel corso della giornata, inframmezzando le nostre mansioni quotidiane con attività “di svago”. Non solo: grazie al mezzo digitale possiamo anche fare shopping online, che può essere il semplice visitare le vetrine online così come il vero e proprio acquisto di beni o servizi. A livello psicologico, lo schema comportamentale che si va rinforzando è “lo voglio, lo compro”, superando una serie di “passaggi” intermedi che sarebbero necessari in assenza del mezzo digitale.

Una volta comprese le tre componenti fondamentali della tecnologia digitale, diventa più facile comprendere le sue conseguenze sul piano psicologico, soprattutto in termini di dipendenza.

La tecnologia digitale, rispettivamente, sviluppa tre tipi di bisogni:

  1. Il bisogno di avere tutto a portata di mano (illusione di onnipotenza). Come si è visto, la tecnologia digitale non porta tanto alla creazione di una realtà “’parallela” quanto alla creazione di una realtà “aumentata”, in cui gli oggetti del cosiddetto “mondo esterno” possono essere utilizzati con estrema facilità e diventare parte del nostro “mondo interno”. Da ciò deriva la percezione di un mondo interno più ampio di quello offerto dai nostri limiti biologici, determinando (in alcuni casi) l’illusione di poter fare qualsiasi cosa.
  2. Il bisogno di comunicare con tutti (illusione di connessione con il mondo). Come per il punto precedente, grazie alle possibilità offerte sul piano di realtà dal mezzo digitale, a livello psicologico si sviluppa la necessità di soddisfare un bisogno innato (quello della socialità) a prescindere dalla distanza fisica con le persone. Da ciò può derivare, in molti casi, la percezione di essere legati con gli altri a prescindere dalla qualità della relazione in essere, determinando un sovrainvestimento delle relazioni a distanza a discapito di quelle in presenza.
  3. Tendenze narcisistiche (attenzione verso l’immagine di sé). Grazie alla possibilità di occupare spazi gratuiti sui social network, ognuno di noi può costruirsi un’identità digitale in base all’immagine che vuole dare agli altri. Da qui derivano una serie di comportamenti, come il selfie e l’oversharing, attraverso i quali l’importanza non viene data all’esperienza che noi facciamo in un determinato momento, ma al rispecchiamento che deriva dal condividere quel momento con persone non presenti. Questo porta alla valorizzazione dell’immagine esteriore di sé a discapito del valore soggettivo profondo di quella determinata esperienza. In gergo, questo comportamento viene indicato dagli esperti come “tendenza narcisistica”, un aspetto della psicologia umana funzionale solo a patto che non si sostituisca alla qualità delle esperienze reali e significative della nostra vita.

Stress digitale e gestione della tecnologia: tre semplici consigli

A conclusione di questa breve analisi possiamo portarci a casa tre nozioni semplici ma importanti.

Grandi poteri, grandi responsabilità. Questa frase, attribuita al personaggio dei fumetti Spider-Man, ci ricorda che tanto più grandi sono le nostre possibilità di azione, quanto più alta dev’essere la consapevolezza dell’impatto che esse possono avere su di noi e sulle altre persone. È un fatto di responsabilità, non di capacità: questo è il motivo per cui i bambini, benché capaci di utilizzare smartphone e tablet, non sono in grado di farne un uso corretto. Sapere usare uno strumento non significa saperlo usare in funzione di un obiettivo: la gestione del digitale richiede, al tempo stesso, competenza e responsabilità, focus sugli obiettivi e disciplina, altrimenti sarà il digitale a gestire le nostre vite.


Distinguere l’uso corretto e scorretto della tecnologia digitale è possibile, ma a posteriori. Non esiste una regola generale per l’utilizzo di Intenet e dei social: l’unica cosa che possiamo fare è monitorare la qualità del nostro rapporto con il digitale ed essere pronti a identificare i possibili segnali di malessere. Si tratta di capire che cosa è più funzionale per noi e in che misura: ci possono essere tante “scuole di pensiero”, ma alla fine solo noi sapremo ciò di cui abbiamo realmente bisogno.


Utile, non utile, importante, urgente: l’importanza di definire i propri obiettivi. Come abbiamo visto, le possibilità insite della tecnologia digitale sono pressoché infinite: tuttavia, questo non significa che tutte le possibilità a disposizione siano adatte ai nostri scopi. Per impostare un corretto utilizzo del digitale, è necessario prima di tutto identificare le nostre priorità (lavoro, casa, divertimento, vita sociale) e in funzione di esse scegliere le attività digitali più adatte a noi, scartando quelle meno funzionali. Promuovere il benessere è, nella sua essenza, una ricerca di ciò che è buono per noi e una rinuncia di ciò che non lo è.

 

Diego ScarselliDiego Scarselli,
Operation Manager Stimulus Italia

 

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