Covid-19

Questa seconda ondata di diffusione di Covid-19, a livello psicologico, presenta delle differenze sostanziali rispetto alla precedente ondata di marzo. Il lockdown vissuto in primavera, improvviso e inatteso, ha richiesto un notevole sforzo da tutti i punti di vista: economico, emotivo, relazionale, sociale; poi è sopraggiunta l’estate e ci siamo illusi di essere liberi e ora, ci sentiamo come chi compie un grande sforzo per arrivare alla fine di una scalata e poi, arrivato in vetta, si rende conto che ha davanti di nuovo un’altra grande montagna.

Bombardamenti dei media, trasmissioni televisive dedicate al tema Covid, notizie allarmistiche di dubbia provenienza: è un iter che ormai conosciamo e i segnali che ci arrivano richiamano le vecchie sensazioni provate in quarantena: paura, ansia, stress, sgomento.

È importante sottolineare come le emozioni facciano parte del nostro funzionamento psicologico di base e le loro manifestazioni siano normali, inevitabili ma anche necessarie in tempi di crisi. Ansia, tristezza o rabbia sono emozioni legittime e sarebbe inutile cercare di negarle, anzi sarebbe disfunzionale. La funzione dello stress e delle emozioni ad esso associate è infatti quella di mobilitarci per affrontare una situazione difficile e permettere di adattarcisi come meglio possiamo. L’ansia ci permette di prendere coscienza del pericolo e di adottare comportamenti protettivi. La tristezza ci porta a una riflessione interiore e a cercare sostegno sociale. La rabbia aumenta la nostra capacità di affrontare le avversità ed è una modalità naturale per rispondere a un torto o a una ingiustizia subita.

Le emozioni ci mostrano anche le sensazioni e i pensieri che sono in circolazione in questo momento. Possiamo, ad esempio, notare la diversità delle emozioni emerse nelle due ondate: nella prima, l’emozione prevalente era lo sgomento o la tristezza ma anche molta speranza per il futuro (ricordiamo, ad esempio, i balconi tappezzati da arcobaleni e i canti serali che hanno accompagnato il periodo del lockdown). Ora, nella seconda ondata, l’emozione che prevale è la rabbia che emerge per difendersi da un nemico ormai noto e per rispondere alla percezione della violazione dei propri diritti di libertà, o ancora la rabbia per le numerose difficoltà economiche che si stanno affrontando e che avranno pesantissime ripercussioni sulla nostra economia.

Non è una gara a chi è più bravo a gestire psicologicamente la pandemia, non è una competizione, dove vince chi riesce ad essere più funzionale; non è possibile affermare con certezza che chi è libero da emozioni negative, nel contesto attuale, sia meglio attrezzato per affrontare le sfide presenti e future. Tutte le reazioni che abbiamo vanno, in primis, validate: nessuno dovrebbe sentirsi sbagliato se fa fatica; nessuno dovrebbe pensare di non essere pronto ad affrontare una situazione che per tutti è eccezionale e nessuno dovrebbe sentirsi attaccato, al contrario, se manifesta un atteggiamento positivo.

In questa situazione è importante sviluppare la nostra intelligenza emotiva: accusare il secondo colpo subito, accettare le nostre emozioni, osservarle in modo distanziato a vantaggio della razionalità, aumentare la nostra resistenza allo stress attraverso una vita sana e un sostegno sociale.

Da ultimo, se le nostre emozioni stanno diventando sempre più difficili da gestire, è fondamentale trovare un sostegno psicologico (anche virtuale). Attraverso un professionista, è possibile capire se il disagio può essere alleviato, supportato o, in qualche modo, accompagnato. L’obiettivo non è tornare produttivi al 100% o riattaccarci al mantra, ormai perduto, dell’“andrà tutto bene” ma non è neppure fingere che la pandemia non abbia influenzato le nostre vite. Il vero obiettivo è scoprire o ritrovare le nostre risorse per affrontare le sfide che la vita ci impone.

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