Quali saranno le sfide per il mondo del lavoro in questo 2021?

In un contributo pubblicato nel numero di Novembre/Dicembre di Finance & Gestion, prestigiosa rivista francese con oltre 53 anni di storia, David Mahé, Presidente di Stimulus ha condiviso il suo punto di vista.

Tre saranno le sfide a cui il mondo del lavoro è chiamato a rispondere nei prossimi mesi:

  • maggiore inclusività;
  • maggiore responsabilità;
  • maggiore serenità.

Riportiamo qui un piccolo abstract del suo articolo, mentre puoi scaricare a questo link l’intervista completa in lingua originale.

1. Un mondo del lavoro più inclusivo

L’esplosione della pandemia e la relativa crisi hanno causato un rallentamento degli sforzi e dei risultati ottenuti dalle aziende in materia di eguaglianza uomo-donna.

Le priorità decisionali si sono infatti concentrate sulle questioni sanitarie, finanziare ed economiche.

Ma allora quali sono le sfide per questo 2021?

Dobbiamo riprendere la marcia in avanti verso un mondo del lavoro più inclusivo e socialmente più impattante. Non possiamo solamente provare a garantire pari opportunità […]. La nostra grande sfida è creare l’uguaglianza reale. Per farlo occorre correggere le disuguaglianze di fatto e migliorare la gestione del lavoro”.

Per raggiungere questo obiettivo occorre agire su due leve fondamentali:

  • quella delle dinamiche di accesso al lavoro, alla carriera e alla giusta remunerazione;
  • quella della qualità del lavoro.

2. Un mondo del lavoro più responsabile.

Il secondo punto su cui David Mahé invita a riflettere è la necessità di un mondo del lavoro più responsabile.

In passato, la prima responsabilità di impresa era quella di rispettare la legge e le regolamentazioni.

Successivamente è emerso come ciascuna azienda fosse in realtà responsabile per una moltitudine di attori (clienti, media, associazioni, collaboratori, etc.).

Oggi “entriamo in una nuova era dove gli attori economici devono mostrare a cosa servono e qual è il loro impatto sul Mondo.”

Responsabilità sociale, sviluppo, produttività, territorialità: le vision aziendali sono sempre più ambiziose ma è necessario che “le aziende garantiscano che la loro attività serva davvero al loro scopo, che abbia un vero impatto positivo e misurabile”.

3. Un mondo del lavoro più sereno

Per molti anni la sofferenza sul posto di lavoro è stata vista come un male necessario, una contropartita inevitabile al servizio della produttività, della trasformazione e della conservazione della propria posizione.

Oggi, invece, le leve che valorizzano la capacità di un team di realizzarsi in un’opera comune, nella valorizzazione e nel dialogo sul posto di lavoro sono conosciute.

Perché allora negare ancora che lo stress lavoro correlato e i rischi psicosociali siano spesso causati più dall’incompetenza che da fattori esterni?

A livello strategico, i collaboratori desiderano sapere per chi e perché lavorano: “riuscendo a rispondere a questo bisogno essenziale, un leader coltiva la ricerca di un senso di appartenenza”.

“Il pensiero manageriale si è impoverito – continua David Mahé. Per pigrizia intellettuale, per paura del rischio e per conformismo, si preferisce importare modelli manageriali o copiare pratiche settoriali deleterie”.

L’impatto delle decisioni manageriali sui team è conosciuto: “collaboratori o team autonomi sono più felici degli altri. Riconoscere le persone, il loro coinvolgimento, la qualità del loro lavoro è una pratica efficace. La collaborazione e il lavoro in squadra producono più impegno della competizione interna e della somma delle produttività individuali.

Infine è fondamentale non dimenticarsi di come “l’attenzione ai più deboli sia un tesoro per l’impresa. Prendersi cura del prossimo, identificare e sostenere un collega in difficoltà crea un legame sociale estremamente forte e un’energia senza precedenti”.

“In un’epoca marcata dall’incertezza e dalla diffidenza – conclude David Mahé – l’inclusione, la responsabilità e la serenità diventeranno i nuovi obiettivi aziendali”.

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