Stress

Che cos’è lo stress?

La parola stress significa “pressione” ed è mutuata dalla metallurgia. Essa indica la pressione che viene esercitata sui metalli per mettere alla prova la loro capacità di resistenza e per verificare il loro grado di deformazione. Il fattore che esercita pressione è chiamato “stressor”. Lo stress si definisce quindi come una reazione generale dell’organismo ad una situazione “pressante” che pone al soggetto particolari difficoltà di adattamento. Il soggetto è “stressato” perché fatica ad affrontare alcuni problemi da cui si sente sopraffatto: centrale è la percezione di squilibrio tra le necessità della situazione da fronteggiare e le risorse disponibili.

Perché si verifica lo stress?

Il soggetto alla prese con una reazione di stress sta impattando con la necessità di darsi nuove soluzioni per adattarsi alla nuova e sfidante situazione. Egli deve mettere in discussione ciò che è stato fino a quel momento e tentare di trovare nuove strategie di sopravvivenza. Ma come è possibile che una condizione ambientale produca e determini nel soggetto una reazione di stress? Semplice: in realtà nessuna situazione esterna, di per sé, può determinare in noi uno stato interno. Lo stress, infatti, non deriva automaticamente dalla situazione ambientale, ma dipende dalle caratteristiche della persona alle prese con un determinato problema: in sostanza, lo stress non è esterno ma interno. I contesti in cui viviamo sono solo dimensioni che pongono sfide adattive all’essere umano, ma in sé non hanno il potere di determinare quello che siamo (se così fosse, tutti noi ci troveremmo a vivere allo stesso modo gli eventi che ci capitano nel corso della vita). Proprio in virtù di questa dimensione interna dello stress, la prevenzione è possibile se il soggetto diventa consapevole dei modi che si dà per far fronte a situazioni o a problemi particolarmente faticosi per lui.

Lo stress sul piano psicologico…

La caratteristica della reazione di stress è che il soggetto, come reazione alla sensazione di essere “pressato” da una situazione imprevista o non desiderata, mette in atto strategie che danneggiano sé piuttosto che promuovere un cambiamento. Le strategie che la persona mette in atto in questa faseimpoveriscono, anziché accrescere, le sue risorse, tendono a far vedere solo i lati positivi o negativi di sé e delle cose, allontanano dalle soluzioni attuabili. Tali strategie non aiutano a risolvere il problema e a guadagnare una nuova organizzazione rispetto alla mutata situazione ambientale, perché partono da una visione statica della realtà che riduce i margini di azione e induce a riproporre soluzioni superate o inappropriate. Il soggetto esce dalla condizione di stress quando accetta di essere coinvolto dalla situazione in essere, di poter seguire il naturale “scorrere della vita”e muoversi verso un nuovo adattamento: allo stato inizialmente reattivo subentra nel tempo un’azione consapevole e centrata sul problema.

Lo stress sul piano biologico

La reazione di stress è generale e aspecifica, ossia non si manifesta con un’attivazione emotiva specifica ma con un’attivazione generale del sistema endocrino. Nel 1936 Selye introdusse l’espressione “sindrome generale di adattamento” per indicare il modo in cui l’organismo fa fronte ad eventi stressanti. Sul piano biologico, infatti, la reazione di stress è mediata dall’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, che è responsabile della produzione di corticosteroidi, i quali possono a loro volta produrre una condizione patologica in base alle caratteristiche biologiche del soggetto. Nella storia evolutiva dell’uomo lo stress sembra essere una reazione di carattere adattivo nei confronti di nuove e più impegnative sollecitazioni ambientali: non è in sé una condizione patologica, ma se protratto può produrre varie forme di patologia.

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