Figli tiranni

I genitori oggi fanno sempre più fatica a dire di “no” ai loro figli, e non di rado sono tiranneggiati dai loro bambini, alcuni ormai rassegnati ad obbedire al loro piccolo despota. Perché accade questo? I genitori sono spesso incapaci di porre limiti e contenere le continue richieste dei loro figli, senza distinguere tra bisogni reali o fittizi dei bambini. Tendono, viceversa, a soddisfarli in ogni cosa e ad accontentarli, ma in questo modo non vi è spazio per i desideri, ma solo per i bisogni che continuano ad essere in crescita e che vengono soddisfatti ancor prima di essere espressi. Non vi è attesa e nemmeno conquista, e tutto si ottiene subito, senza impegnarsi e senza lottare. È facile allora che un bambino mantenga dentro di sé l’idea di essere onnipotente e, divenuto adolescente, continui a coltivare una sensazione di forza e invincibilità, che si disintegrerà alla prima difficoltà che dovrà affrontare nel mondo degli adulti. Il paradosso è però che, nonostante i bambini ed i ragazzi ormai abbiano tutti quello che desiderano, raramente si sentono soddisfatti. In realtà, poiché è stato privato dell’esperienza della frustrazione e non ha potuto sperimentare la sensazione di sconfitta, ma nemmeno quella di riprendersi e riorganizzare le proprie forze, quindi, posto di fronte ad una difficoltà anche minima, quel bambino o quell’adolescente soccombe. È debole, fragile, senza fiducia in sé, nelle proprie capacità. Spesso si ritrova a non sapere dove andare.

Perché i bambini tendono a comportarsi in maniera tirannica

Il problema è che il “lavoro” dei bambini è proprio quello di fare i capricci, a loro servono per sentirsi contenuti e per imparare quello che è importante e ciò che non lo è, e sarebbe compito dei genitori insegnarglielo. Sembra che non vogliano sentirsi dire nulla e invece è proprio il contrario hanno un gran bisogno di qualcuno che li guidi e li protegga. Perché i limiti e le restrizioni non sono piacevoli per nessun bambino come per nessun giovane, ma, dai confini e dalle regole posti dai genitori, i ragazzi imparano sia le proprie risorse che i propri limiti. Le norme irritano in quanto appaiono come delle porte chiuse che imprigionano, che non lasciano libertà di movimento. Ma le porte o i cancelli servono: hanno la funzione di proteggere e di far sentire al sicuro. E la grande sfida dei genitori è proprio quella di aiutare i loro figli a sentirsi sicuri, capaci di entrare ed uscire da soli nel mondo e affrontare le difficoltà con i propri strumenti e in particolare con la fiducia in se stessi.

Purtroppo però, presi dal loro lavoro, dagli impegni, o dai sempre più frequenti problemi relazionali e di coppia, questi genitori temono le frustrazioni per i loro figli e preferiscono concedere piuttosto che negare. Sono preoccupati dal voler essere genitori perfetti e presi dai sensi di colpa se il proprio figlio piange. In questo modo è un po’ come se nella loro mente ci fosse questa convinzione: “Se mio figlio piange non sono un bravo genitore”. In realtà è proprio il contrario. Così si schierano sempre in difesa dalla loro parte, criticano gli insegnanti, fanno per loro i compiti, li accolgono a dormire nel lettone appena piangono e di fronte alle loro difficoltà tendono a consolarli e confortarli con regali, acquisti, cibo. Risultato: figli insicuri, sfiduciati impauriti, incapaci di tollerare più di tanto le frustrazioni, di sopportare un insuccesso, oppure bambini agitati, ansiosi, adolescenti prepotenti. Troppe concessioni li possono convincere che il ricatto, alla fine, paga.

Molto spesso poi, le mamme ed i papà che non hanno “fatto pace” con la propria infanzia e superato conflitti con i propri genitori, fanno ancora più fatica a gestire le difficoltà con i propri figli, in quanto si “riattivano” ferite che non sono ancora guarite. Molto spesso sento genitori, ad esempio che hanno avuto una figura genitoriale molto severa, che mi dicono: “Non sarà mai come mia madre/padre, ho sofferto troppo”, ma per essere sicuri di allontanarsi a sufficienza da un modello genitoriale che non si è mai sopportato, si finisce per incorrere nel rischio di diventare l’opposto dei propri genitori, ma di essere comunque un modello disfunzionale per i propri figli, ad esempio essendo troppo permissivi. Ma per un ragazzo ad esempio, non fa bene né la troppa rigidità che arriva a volte anche la violenza, né essere troppo indulgenti, perché talvolta si rasenta il menefreghismo.

Riconoscere un figlio tiranno

Innanzitutto non bisogna confondersi con il bambino viziato, in quanto il figlio despota è quello che esercita un dominio sui genitori senza rispettare gli altri. La mancanza di rispetto non per forza si manifesta nel cercare di uccidere i genitori, è sufficiente che non obbedisca quando gli chiedete una cosa, mentre si fa finta di niente pensando che tutti i bambini tanto fanno così. In generale, il bambino tiranno presenta piccoli atteggiamenti egocentrici, è scarsamente tollerante alle frustrazioni, scolastiche e sportive, e tende sempre a evitarle alla ricerca del piacere. Di fronte a un pasto dice «fa schifo» e non «questo non mi piace», oppure si alza e se ne va, invece che limitarsi a mostrare segni di noia. Decide al posto dei genitori ed esprime desideri che verranno presto esauditi, spesso anticipati. Il bambino sovrano è al centro dell’attenzione di nonni, amici, zie, oltre a mamma e papà, in una gara silente a chi si mette meglio al suo servizio e gode della sua preferenza. Sovente viene “adultizzato”, ci si rivolge a lui come a un uomo o a una donna, si anela a un suo parere, a un assenso, è capace di gestire estenuanti trattative e la vittoria è quasi sempre sua. In generale, inoltre, si demotiva facilmente, è viziato materialmente, è abile a sedurre, strumentalizza l’altro, manifesta una pseudo-maturità, usa il ricatto affettivo. Ma soprattutto, anche se vive nell’impunità, non è felice. Altro tratto per riconoscere il piccolo re: il bambino sta male. E lo dice in molti modi, dall’aggressività all’ansia, all’ipercineticità ai disturbi del sonno. È lui il primo a voler scendere dal trono.

Come affrontare la tirannia dei figli

La prima cosa da fare è cominciare a cambiare approccio e linguaggio: psicologizzare tutto non aiuta i genitori, che così anzi finiscono per abdicare così all’educazione vera e propria. E cambiare il nome alle cose. Se vostro figlio non saluta mai, non dite che è perché «ha la luna storta», ma perché non ha rispetto degli altri. Se rifiuta l’autorità, non vuol dire che «non è un pecorone, ha personalità», ma che aggira le proibizioni. Molto importante inoltre, di fronte a un bambino tiranno, è controllare le proprie emozioni, soprattutto l’ansia e la depressione, ma anche il senso di colpa e la collera, che non fanno altro che produrre inibizione e autopunizione, rafforzamento dei suoi privilegi, oppure un’escalation del conflitto. Inoltre, è bene spiegare a voce che non si può fare tutto, perché esistono anche gli altri, saper rifiutare le pretese onnipotenti, accettando tranquillamente il conflitto e senza aver paura di farlo soffrire (anche perché accettando la frustrazione imparerà ad apprezzare le cose e a essere più felice). Infine, fondamentale, è dare punizioni che non siano solo sgridate o ramanzine. In ogni caso, sia che vostro figlio sia incline alla tirannide o meno, fissare delle regole fin da quando è piccolissimo, e farle rispettare senza deroghe: questo è il compito principale dei genitori. Dall’ora dei pasti, a quella di andare a letto, dalla routine dei compiti, al tempo per tv e sport. Molto importante anche stilare un elenco di compiti quotidiani, dalla pulizia, all’ordine, all’aiuto in casa (vuotare lavastoviglie o pulire il bagno) con eventuali penalità (niente giornalini o tv) o ricompense, sia in termini di congratulazioni che di attività premio. Solo così la vostra famiglia potrà avere un futuro sereno e democratico.

Altrimenti si cresceranno bambini infelici perché sono dipendenti dal tiranneggiare. Negli ultimi dieci anni si è notata un’impressionante crescita di disturbi della personalità infantile. Disturbi di carattere distruttivo e aggressivo accompagnati da freddezza dei sentimenti, da egoismo e da mancanza di rispetto degli altri. Generalizzare è sbagliato, ogni storia familiare è unica e oltre ai genitori ci sono scuola e amici: il bambino non è solo il prodotto matematico di ciò che riceve fra le mura domestiche, ma è lì che si plasma la sua personalità. Quello delle regole è un tema che ossessiona i genitori nell’ultimo periodo e la riprova è il proliferare di libri, programmi tv, che sono visti come la soluzione al problema. È l’imprevedibilità che rende il bambino padrone. Se i genitori sono incerti, lui se ne approfitta e comanda. Senza esagerare con regole rigide e punizioni corporali e poco affetto, si deve raggiungere un riequilibrio, ma ci vuole tempo, aiutando i genitori a fare i grandi.

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