Amozioni

Emozioni e conflitti sul lavoro

Le organizzazioni non sono sempre così razionali e ordinate come immaginiamo, anzi, spesso si lasciano governare da diverse emozioni come se non vi fosse la possibilità di integrarle con i processi più razionali. Di seguito vedremo come si manifestano le principali emozioni sul posto di lavoro.

1. Amore
L’amore è forse l’emozione prevalente: passione per il proprio lavoro, rispetto e solidarietà organizzativa sono le 3 declinazioni dell’amore nei luoghi di lavoro. Assistiamo così a varie manifestazioni:

  • Dell’amore, che può portare a gravi danni (quando conduce al disimpegno lavorativo ed alla distrazione) ed anche a grandi benefici (quando la sua energia fluisce nella motivazione al raggiungimento degli obiettivi).
  • Della solidarietà interna al gruppo, che sostiene nei momenti difficili, attraverso la condivisione delle risorse emotive e sociali.

2. Paura
La paura emerge immediatamente dopo. Purtroppo la paura non fa sorridere e non stimola, anzi blocca la vita organizzativa, in quanto sottrae l’energia destinata alla produttività per orientarla al controllo dell’ansia da essa derivante. Quali paure?

  • La paura della perdita del proprio lavoro può condurre alla chiusura relazionale, al calo produttivo fino alla depressione organizzativa.
  • La paura del cambiamento porta a fuggire da qualunque situazione possa modificare, sia in meglio che in peggio, l’attuale condizione.
  • La paura del fallimento, di non farcela, di non essere mai allaltezza della situazione.

3. Rabbia
La rabbia presenta, anch’essa, due aspetti contrapposti:

  • Da un lato può essere determinata dal mancato riconoscimento del proprio lavoro ed impegno, dalla mancata carriera promessa, provocando effetti disastrosi sia nell’umore individuale che nella performance organizzativa.
  • Dallaltro, una differente capacità di canalizzare la sua energia può portare ad un aumento della creatività e produttività.

4. Felicità
La felicità, intesa come stato di soddisfazione e benessere, è sempre più rara in un periodo in cui il lavoro manca e, quello che c’è, non dà gioia. Generalmente è legata alla progressione di carriera, ad un aumento di stipendio, alla sottoscrizione di un contratto con un nuovo cliente, ad una negoziazione ben conclusa, e non solo, anche alla fiducia conquistata nel capo, allo spirito di gruppo, ad una interessante occasione formativa ed altre ancora. Molto spesso la felicità è fare un lavoro che appassiona, anche in assenza di grandi ricompense economiche o prospettive sicure di carriera.

5. Tristezza
La tristezza al lavoro è legata spesso ad incomprensioni, a scontri fra colleghi magari non risolti o non gestiti, che lasciano l’amaro in bocca, a progetti nei quali si è investito risorse fisiche e psichiche, temporali ed emotive e che, per svariate ragioni, non è più possibile realizzare. Può essere causata da equivoci comunicativi non chiariti o da scelte sbagliate, che allontanano dagli obiettivi prefissati, organizzativi o individuali.

6. Invidia
L’invidia è l’emozione che, generalmente, determina maggiore vergogna in chi la prova, infatti è l’emozione che riconosciamo con più lentezza, spesso quando è troppo tardi, ossia dopo che ha già causato danni. L’invidia porta al pettegolezzo ed alla maldicenza, nonché a distorcere le informazioni ricevute nel momento in cui vengono diffuse, nei casi più gravi anche ad atti di sabotaggio.

7. Rassegnazione
La rassegnazione è un’emozione che crea un forte malessere ed è molto presente nelle attuali realtà organizzative. Emerge quando non si è ascoltati, malgrado ci sia spazio per parlare, quando non c’è reale spazio di cambiamento, di miglioramento e di crescita, quando non c’è coinvolgimento e partecipazione.

Che cosa suggeriscono queste riflessioni?

Le situazioni emotive di forte difficoltà e fatica hanno ricadute sulle dinamiche relazionali dellepersone. Ci sono diverse situazioni lavorative che possono rendere insostenibile il nostro lavoro, provocandoci un disagio a livello fisico, emotivo e psicologico: Il proprio ruolo, l’elevata competitività interna ed esterna, il mancato sviluppo di carriera, le relazioni conflittuali con colleghi/capi, la difficoltà a gestire i carichi di lavoro, la difficoltà di conciliare gli impegni lavorativi con quelli familiari, i cambiamenti nelle proprie mansioni a causa di riorganizzazioni, mobilità interna o demansionamento, problemi comunicativi e tante altre ancora.

I rapporti di lavoro, quando sono caratterizzati dalla collaborazione, dalla corresponsabilità e dalla solidarietà reciproca, sono associati a bassi livelli di ansia e di malessere e costituiscono una fonte di soddisfazione e sicurezza. Se le relazioni, invece, sono conflittuali diventano fonte di disagio e di insoddisfazione. Nella maggior parte degli ambienti lavorativi ci sono divergenze di opinione e discussioni animate: quando stimolano la ricerca di soluzioni creative, i conflitti diventano anche produttivi, in caso contrario possono provocare stress e disagio, soprattutto se si protraggono nel tempo e se la controparte non ha la piena consapevolezza del disagio che ha provocato.

Di conseguenza, la possibilità di riconoscere e affrontare i conflitti sul lavoro è direttamente proporzionale alla capacità di leggere le emozioni proprie e altrui. Dove non si riesce a riconoscere e comprendere le emozioni in gioco, ci si trova all’interno di circoli viziosi in cui i conflitti generano stress, lo stress rovina e deteriora i rapporti fra colleghi inasprendo il conflitto stesso. Si perde l’obiettività nel valutare correttamente la realtà e si tende ad attribuire le responsabilità agli altri.

La consapevolezza emotiva come chiave del benessere al lavoro

Essere consapevoli delle proprie emozioni, conoscere la relazione tra emozione ed i pensieri e valori di riferimento che le hanno generate, attribuire un adeguato significato alla situazione che stiamo vivendo, ci consente di scegliere il modo migliore di agire, in armonia con il proprio modo di essere. Esplicitare le emozioni di malessere e tentare di ricostruire un clima aziendale “vivibile” favorisce il miglioramento delle condizioni di vita lavorativa e personale. Attraverso la comprensione e condivisione delle emozioni è possibile creare sinergie nel lavoro, verso fini collettivi.

Dunque, se affrontati in modo appropriato, i conflitti possono rafforzare i rapporti di lavoro, aumentare il livello di fiducia verso gli altri, nonché il livello autostima individuale, stimolare la creatività e la produttività, ed essere fonte di soddisfazione. I team dotati di competenze emotive hanno un potenziale superiore in quanto l’emozione intelligente diventa la chiave del successo del gruppo.

Segui Stimulus Italia su LinkedIn 

Lascia un commento