Spesso, quando raggiungiamo un traguardo, invece di celebrare l’evento e le nostre capacità ci sottovalutiamo. Perché?

Generalizzare, sentirsi in colpa per qualsiasi cosa o sminuire i nostri traguardi sono tutti schemi mentali che possono nuocere gravemente alla nostra autorealizzazione. In molti casi, oltre agli ostacoli esterni, siamo noi stessi che ci “auto-sabotiamo” a causa, ad esempio, di una bassa autostima. Anche le persone più intelligenti e migliori nel loro settore possono non sentirsi all’altezza e bloccare il proprio successo professionale e personale. A frenarci sono le cosiddette distorsioni cognitive, quei pensieri irrazionali che ci fanno percepire la realtà in maniera diversa da quella che è e che ci portano a essere pessimisti sul nostro futuro. Ci riferiamo a pensieri quotidiani e inconsci.

Non sempre le nostre sensazioni ci spingono a evitare un pericolo reale ma semplicemente ci frenano perché non crediamo di essere in grado di superare una situazione o di raggiungere un traguardo. Tutte queste distorsioni cognitive possono essere ridotte o superate se riusciamo a esserne consapevoli e se mettiamo in atto un percorso di modifica del nostro pensiero e dei nostri schemi mentali.

La buona notizia è che sviluppare l’auto-consapevolezza necessaria per individuare e modificare questi pensieri irrazionali è possibile. Con un po’ di disciplina, si può riqualificare e ridefinire il pensiero. Si può modificare gradualmente il proprio dialogo interiore per riuscire a essere più equilibrati ed elastici, in modo da supportare realmente il raggiungimento dei proprio obiettivi e in modo da affrontare le situazioni più difficili nel migliore dei modi. Riconoscere i pensieri inutili come illogici e temporanei è un primo passo importante per lasciare andare lo stress che portano con sé.

Secondo la prospettiva cognitivista, queste sono alcune delle principali distorsioni cognitive da scoprire e superare.

Filtro mentale. In questo caso ci concentriamo su un unico dato e non sull’insieme. In particolar modo, spesso vediamo solo la parte negativa e non tutti gli aspetti positivi della situazione in cui ci troviamo.

Pensiero dicotomico. Riusciamo a vedere le cose solamente in due modi, bianco o nero. Non esistono le sfumature. Può succedere quando, prendendo in considerazione un solo elemento, quello che facciamo è giudicare negativamente un amico, un capo o il nostro stesso lavoro.

Generalizzazione. In questo caso tendiamo a generalizzare una situazione, senza avere sufficienti prove o esperienza. Quando qualcosa va male, per esempio un esame dell’università, tendiamo a pensare che ciò succederà anche in tutti gli altri casi in cui dovremo sottoporci a una verifica.

Sminuire il positivo. Quando qualcosa ci riesce particolarmente bene o raggiungiamo un traguardo, invece di celebrare l’evento e le nostre capacità, ci sottovalutiamo pensando, ad esempio, che chiunque sarebbe stato in grado di ottenere lo stesso risultato.

Ragionamento emotivo. Ragioniamo attraverso le nostre sensazioni dando per scontato che siano reali. Se abbiamo paura di una certa situazione, ad esempio di un colloquio di lavoro, penseremo che questa situazione vada evitata in quanto pericolosa, senza cercare una diversa chiave di lettura della realtà e delle nostre sensazioni.

Doverizzazione. Giudichiamo noi stessi e gli altri attraverso categorie e concetti fissi. Se queste aspettative non vengono rispettate, potrebbe sorgere il senso di colpa verso se stessi o la rabbia e l’aggressività verso gli altri.

Personalizzazione. Attraverso questa distorsione cognitiva tendiamo a sentirci colpevoli per qualsiasi evento, anche se questa situazione non è esattamente sotto il nostro controllo. Il senso di colpa si presenta, infatti, anche se non siamo stati noi la causa del problema ma altri fattori esterni.

Ti sei mai sentito così? Qualcuno di questi pensieri ti è familiare? Se la risposta è sì, allora è giunto il momento di fare qualcosa!

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