Genitori e figli

Anche quest’anno è arrivato il fatidico ultimo mese di scuola. In questo periodo spesso si assiste all’aumento di tensione tra genitori e figli, crescono esponenzialmente le raccomandazioni da parte degli adulti e l’attenzione dedicata alla scuola diventa massima.Quali bisogni emergono in adolescenza? Quali ruoli per i genitori?

1. Presupposto di base: la preoccupazione del genitore è lecita

L’apprensione da parte di un genitore e la tensione per lo sprint finale del figlio è lecita e normale, c’è un però, è un importante non fare arrivare ai ragazzi il messaggio che il vostro problema è legato prettamente alla scuola, ma a loro e che voi volete che siano sereni, che stiano tranquilli durante l’estate, che lo fate per il loro benessere. I figli lamentano spesso che ai genitori interessi solo la scuola e che guardino prettamente i voti e non come loro realmente si sentono. Questo comportamento tante volte li porta ad avere atteggiamenti di opposizione nei confronti della scuola stessa con i quali esprimono in maniera indiretta il dissenso nei confronti dei genitori.

2. Focalizzarsi sulla situazione

Non c’è tempo da perdere per la colpevolizzazione, litigate, minacciare con frasi ricattatorie ma ci si deve rimboccare le maniche e affrontare la situazione. È vero che studiare dovrebbe essere il dovere primario, ma non è sempre così, talvolta nei ragazzi slitta spesso e volentieri in basso nella piramide delle cose da fare. Tendenzialmente viene dopo l’uscire con gli amici, chattare con loro, giocare con lo smartphone o il tablet, la PlayStation e tutti gli interessi di “vitale” importanza che fanno parte della loro vita. Non c’è spazio per le ramanzine, né di rinfacciare quello che si fa quotidianamente per loro. In questo modo si andrebbe solo ad accrescere in loro sensi di colpa. Ricordatevi che anche se non ve lo fanno vedere, dentro ci stanno male, sanno perfettamente di essere in torto e che potevano fare di più.

3. Diffondere un atteggiamento positivo e costruttivo

Bloccare sul nascere atteggiamenti ostili, negativi e pessimisti con cui si vuole affrontare questo mese di scuola. Spostare l’attenzione da frasi del tipo “tanto il professore ce l’ha con me”, “tanto non prendo più della sufficienza” “tanto mi danno i debiti che studio a fare” provando a farli focalizzarsi su sé stessi e quello che possono fare. Rinforzateli, dategli un aiuto e una carica, soprattutto sulla spinta motivazionale, se si trova una valida motivazione diventa tutto più leggero. A loro fa molto piacere avere il genitore motivatore, non accusatore, avere un padre o una madre che non gli sta con il fiato sul collo ma vicino a faticare con lui. Lo so che avrebbero dovuto farlo durante l’anno, avete ragione che è il loro dovere e che non gli chiedete altro che questo, ma quando c’è un problema bisogna affrontarlo senza perdere tempo in inutili accuse. Una volta arrivati al traguardo si cercheranno insieme soluzioni più ottimali e si metteranno in chiaro alcune regole.

4. Si può migliorare. “Se vuoi posso aiutarti da adulto”

Aiutarli a migliorare, senza far pesare errori, ma facendogli capire che è normale, che voi avete più esperienza, più “saggezza” e magari raccontate loro delle difficoltà e sfide che avete vissuto voi a livello scolastico alla loro età, cosicché non vi vedano come infallibili e loro di conseguenza, non si sentano così forte quel senso di fallimento. E’ importante far capire ai figli che la posizione professionale che rivestite è frutto di anni di studio e di lavoro e che anche loro possono arrivarci tranquillamente, passo dopo passo. Questo gli darà forza e speranza.

5. Non sostituirsi a loro

Non fate le cose al posto loro, non studiate per loro perché non impareranno l’autonomia, non sperimenteranno l’autoefficacia, non si sentiranno sicuri di loro stessi perché non sono loro che si sperimentano in prima persona, che si affrontano e si confrontano con gli insegnanti e con la classe. Questi ragazzi rischieranno di trovarsi sempre in difficoltà e volta dopo volta accumuleranno sempre maggiore frustrazione che li porterà ogni anno a rivivere la stessa situazione. Ovviamente, non è una volta che gli date una mano in totale emergenza che crea il problema, semplicemente non deve essere la modalità quotidiana, il figlio non deve prendersi l’abitudine di delegare a voi perché così facendo c’è il rischio di non essere veramente di aiuto nel loro percorso di crescita e conoscenza di sé e del mondo.

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