Parlare di felicità in queste settimane di “isolamento” forzato e di paura per qualcosa che non conosciamo e che pare incontrollabile, sembra utopistico e quasi ironico.

Quello che nella quotidianità consideravamo necessario e imprescindibile, ora diventa quasi un miraggio: i cinema e i teatri, i ristoranti e i pub, le feste con gli amici sembrano un ricordo molto più lontano di quanto realmente siano.

È proprio una situazione destabilizzante come quella che stiamo vivendo che può portare ad interrogarsi sulla definizione di felicità e su cosa realmente possa determinarla.

Si può essere felici nonostante il cambiamento che stiamo vivendo? Come possiamo essere felici se dobbiamo rinunciare a così tante cose? È davvero possibile essere felici quando si ha così tanta paura per quanto accadrà?

Il tema della felicità ed una eventuale spiegazione della stessa, ha sempre appassionato l’umanità: scrittori, poeti, filosofi, persone comuni, tutti si trovano a pensare, descrivere, cercare questo stato di grazia. Esaminiamo qualche definizione:

La felicità in psicologia

La felicità in psicologia è ricondotta a variabili come il benessere e la soddisfazione di vita. Essa viene descritta come capacità di provare emozioni positive e come attitudine a realizzare le proprie aspirazioni e sviluppare i propri talenti.

Secondo Argyle, psicologo studioso di questa emozione, la felicità è rappresentata da un senso generale di appagamento complessivo che può essere scomposto in termini di appagamento in aree specifiche della nostra vita.

Allo stesso tempo la felicità, come evidenziato da altri studiosi, è legata al numero e all’intensità delle emozioni positive che la persona sperimenta nella vita (D’Urso e Trentin).

Quali sono le esperienze e le emozioni che concorrono alla felicità?

Piacere: sensazione positiva che può diventare oggetto della motivazione, cioè qualcosa da ricercare.

Gioia: emozione che regola il nostro funzionamento fisico, psicologico e sociale e tutti i processi di adattamento alla realtà e ai cambiamenti di vita; la gioia si associa a una quantità di situazioni che assumono un significato soggettivo e relativo, tuttavia la sua espressione è universale (è presente in tutte le culture attraverso modalità simili per tutti gli esseri umani). Nel contesto della realizzazione di un desiderio, la gioia esprime uno stato d’animo collegato al conseguimento di un traguardo.

Serenità / buon umore: stato emotivo generale connesso, in base al soggetto e al contesto di vita, all’esperienza di positività e divertimento, ma anche di calma e tranquillità.

Ottimismo: tendenza a interpretare le cose in base a uno stato di fiducia e positività.

Entusiasmo: stato d’animo collegato alla gioia che si traduce in un’esperienza di forte motivazione verso qualcuno o qualcosa.

Benessere / Soddisfazione di vita: stato di appagamento legato a precise condizioni fisiche, psicologiche e sociali; è una variabile misurabile quantitativamente in base a parametri socio-economici, biologici e psicologici (qualità della vita).

Tra bisogni e desideri

Potremmo sintetizzare le diverse teorie conosciute parlando di due tipi di esperienze positive:

  • Esperienze associate alla soddisfazione di bisogni
  • Esperienze associate alla realizzazione di desideri

Il bisogno esprime una necessità primaria dell’organismo, la cui mancata soddisfazione non consente di vivere adeguatamente. Il bisogno e il suo positivo appagamento sono indispensabili affinché si sviluppi una piena capacità di desiderare.

Il concetto di felicità è piuttosto legato alla realizzazione di desideri, i quali hanno la funzione primaria di sviluppare la motivazione dell’essere umano secondo un arco temporale che oltrepassa la soddisfazione delle proprie necessità.

Infatti, il desiderio non porta alla soddisfazione immediata di un impulso, ma è una spinta che pone la persona in cammino verso la ricerca di qualcosa di più ampio.

La felicità nella sua forma più compiuta

La felicità nella sua forma più completa non è un’esperienza determinata da condizioni esterne all’individuo, ma da un insieme di vissuti soggettivi che richiamano un senso di compiutezza, tranquillità e libertà.

In questa cornice la felicità ha a che fare con la scoperta che i propri desideri possono essere realizzati, anche in assenza del loro effettivo compimento; alimentando tale consapevolezza, cresce conseguentemente anche la capacità di godere delle possibilità che la vita offre.

Lo stato di felicità si collega perciò all’esperienza di amare la vita nel suo complesso, esattamente per come è, senza condizioni. È una forma di accettazione attiva delle cose, che esprime la capacità di godere ciò che si ha e di ciò che si è.

Si può essere felici oggi, anche in queste condizioni di rinuncia forzata?

Anche in una situazione così paradossale e lontana dalla normalità è possibile riscoprire la semplicità di momenti e atteggiamenti che normalmente diamo per scontati.

Osservare e vivere consapevolmente ogni momento, in assenza dello stress quotidiano dovuto a questo stop forzato, può portarci a essere grati di ciò che oggi ci è concesso fare e renderci consapevoli che la felicità non sta solo nella meta finale, ma nel percorso che si segue per raggiungerla.

La felicità è una scelta, è la scelta di vedere la bellezza nelle piccole cose e nel rivolgere la nostra attenzione a ciò che c’è in questo momento, a ciò che è possibile fare piuttosto che alla sua mancanza.

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